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Rassegna stampa

«Nelle provincie centrali d'America: nella Bolivia e nella Repubblica Argentina nasce e vive un arbusto chiamato coca le di cui foglie furono impiegate a giovamento di molte malattie. La distilleria Gio. Buton e C in Bologna ha creduto ricavarne un eccellente elixir coca».

Questo recitavano le bellissime etichette della Coca Buton, utilizzata da Coppi e Bartali per «ritemprare le loro energie». Lontanissimi i tempi degli scandali doping e le squalifiche protagoniste del Giro appena concluso.
A dire il vero la percentuale di cocaina presente nell'elisir della ditta bolognese era bassissima, molto al di sotto delle percentuali consentite in certi prodotti farmaceutici. Erano, appunto, altri tempi. La foto che ritrae Coppi e Bartali, allora compagni di squadra, davanti alla bottiglia è del 6 giugno 1940.
Riportata in commercio dalla Montenegro, oggi la Coca Buton è ancora lavorata secondo l'antica ricetta ma, come recita la stessa etichetta, la coca è importata e lavorata sotto la vigilanza delle autorità, eliminando la molecola della cocaina e lasciando solo le proprietà naturali.

da Quando Coppi e Bartali si passavano la coca
Massimiliano Boschi
Venerdì, 7/6/2002, p. 51